Ho conseguito la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Firenze e sono iscritta all’Albo degli Avvocati di Firenze dal 2007.

Piero Calamandrei, celebre giurista fiorentino, un giorno scrisse: “Che vuol dire grande avvocato? Vuol dire avvocato utile ai giudici per aiutarli a decidere secondo giustizia, utile al cliente per aiutarlo a far valere le proprie ragioni. Utile è quell’avvocato che parla lo stretto necessario, che scrive chiaro e conciso, che non ingombra l’udienza con la sua invadente personalità, che non annoia i giudici con la sua prolissità e non li mette in sospetto con la sua sottigliezza: proprio il contrario, dunque, di quello che certo pubblico intende per «grande avvocato»“

Ecco la descrizione più valida dell’essere avvocato. A me non interessa essere un «grande avvocato», a me interessa e piace avere la soddisfazione di risolvere il problema del cliente.

Fin da piccola -per la mia personalità- ho sempre combattuto le ingiustizie: sia quelle contro di me che quelle contro qualcun altro. E l’ho sempre fatto con grinta e senza arrendermi, cercando ogni possibile soluzione attraverso la ricerca e la prova della “verità”.

Assistere la “vittima” mi riveste della responsabilità di lottare perché ottenga dalla legge la “sua” giustizia, cioè fare in modo che la verità storica dei fatti accaduti venga legittimamente accertata dalla verità processuale.

Invece, alla domanda che mi viene fatta spesso ormai da anni: “come fai a difendere un cliente che sai essere colpevole?” rispondo sempre che il compito dell’avvocato è quello di garantire che le regole del processo vengano applicate correttamente (cosa per niente scontata…purtroppo!) indipendentemente dalla colpevolezza o dall’innocenza.

Per me l’uomo non è quello che fa: il comportamento di ogni essere umano è il prodotto di tante variabili -spesso inconsce e incolpevoli- e, quindi, tutti (anche e soprattutto i colpevoli) hanno diritto ad avere “giustizia” secondo le regole del giusto processo.

A me avvocato spetta il compito, e direi l’onore, di garantire che il mio cliente -sia esso la vittima o il colpevole- ottenga l’aiuto che si aspetta da me per ottenere giustizia in senso giuridico, cioè la conformità alla legge delle decisioni dei giudici.